Chronique par Marc Jessiteil dans JazzColours (novembre 2014)

Registrato dal vivo durante un concerto nell’am- bito del festival Écouter pour l’Instant di Le Fleix, in Francia, “Sens Radiants” è il titolo del disco ma anche dell’unico esteso ed intenso brano in esso contenuto: una lunga immersione, quasi in apnea, dentro il fluido sonoro che i tre musicisti, il baritonista Daunik Lazro, il contrabbassista Benjamin Duboc ed il batterista Didier Lasserre sono capaci di creare. Come del resto hanno già dimostrato ampiamente nel precedente album che li ha visti ancora protagonisti in trio, “Pourtant la Cime des Arbres” (sempre Dark Tree). La loro è una musica per certi versi stra- niante, eppure talmente intima da toccare le corde interiori dell’ascoltatore, in modo delicato ma sempre sorprendente. Le sonorità estese di cui tutti e tre sono maestri, se prese così come vengono suonate, senza starsi a chiedere chi pro- duca cosa, trasportano verso un universo immaginifico. Duboc e Lasserre si sono spesso trovati insieme in seno a diversi altri progetti, il che li rende particolarmente in sintonia, se non telepatici, ma a fare la differenza è il baritono di Lazro, un suono caldo, ruvido, cavernoso, che anche quando si fa stridulo cattura l’attenzione senza offendere l’orecchio di chi ascolta. Non da meno, il contrabbasso di Duboc avvolge fra le profonde pieghe del suo archetto note prolungate ed infiniti tremoli, ma anche nitidi ed energici pizzicati e brusche frustate, mentre Lasserre alimenta le ambientazioni che ne scaturiscono con fantasmagoriche aperture rumoristiche, dando vita, a sua volta, a pannelli di suono su cui Duboc e Lazro stendono i loro densi colori. All’interno di quest’unico sviluppo, si inseriscono momenti di dialogo a duo che riporta al gioco di rimandi a tre oppure si trasforma addirittura in monologo: ma la scena resta unitaria e coerente. Oltre alle fasi più dinamiche, particolarmente interessanti sono i passaggi in cui il trio gioca con i silenzi, pause che aprono a dinamici crescendo o che sono derivate da rifiniti pianissimo. E quando si resta senza più fiato, è il momento di riemergere dal liquido amniotico che ha cullato l’ascolto del mondo sonoro di questo impressionante trio.

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